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NOVITA’ SULLE RIAPERTURE Via libera a MATRIMONI e BANCHETTI

Lo scorso anno i ritardi nella definizione dei protocolli per cerimonie e ricevimenti hanno portato gli aspiranti sposi a annullare l’85% dei 186.000 matrimoni programmati. I danni economici sono stati devastanti per il settore del wedding.

Un taglio alle incertezze, è stato dato finalmente il 17 maggio, in cui il tavolo tecnico del governo ha firmato il dettagliato decreto sulle aperture. Se la ristorazione, anche al chiuso, potrà ripartire dal 1 giugno, i matrimoni e i banchetti saranno consentiti dal 15 giugno.

COPRIFUOCO. All’articolo 1 del decreto è specificato che, in zona gialla, già dal 19 maggio, il coprifuoco è slittato di un ora, dalle ore 22:00 all alle 23:00. Passerà alle ore 24:00 dal 7 giugno per essere abolito totalmente dal 21 giugno.

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Il Servizio fotografico di famiglia

La famiglia è quel nido in cui racchiudi i tuoi ricordi più cari e in cui sei davvero te stesso, l’espressione più alta dell’amore. Condividere il cammino che ti porterà alla formazione di una nuova vita, fianco a fianco con la tua metà, è l’avventura più entusiasmante che tu possa vivere; l’intesa tra di voi, la comparsa dei dentini o il primo giorno di scuola vorresti rimangano nitidi nella tua memoria per sempre.

Il tuo piccolo cresce così velocemente, le sue buffe espressioni cambiano giorno per giorno e sembra tutto ti sfugga sotto gli occhi. Sarebbe un peccato non avere nessun ricordo dei vostri momenti speciali da condividere e conservare nel tempo, un book da sfogliare insieme ai tuoi figli quando saranno grandi.

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Sposarsi a Messina

Le nozze in Sicilia sono di gran tendenza. Popolazioni di ogni angolo del mondo in passato si recarono sull’isola per conquistarla, oggi invece è lei a conquistare tutti, con magiche calette sabbiose e il suo inconfondibile barocco. Miti e leggende, usi e tradizioni tramandate da generazioni, entrano sotto pelle ed è inevitabile percepire la loro aura.
Non sarà una moda semplice da far passare, perché, influencers a parte, oltre ai trend c’è di più.

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Servizio Fotografico Baby

Per nove mesi lo avete atteso e adesso è tra le vostre braccia, incredibile vero? Col cuore colmo di felicità scoprite di esser diventati una famiglia. Vorreste fermare quegli attimi per custodire per sempre nella memoria emozioni e sguardi. L’obiettivo del servizio fotografico baby e dello shooting newborn, è proprio quello: raccogliere i vostri ricordi fin dal primo momento.

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Lo Shooting natalizio sul set

E’ il periodo dell’anno preferito dai bimbi e da chi bambino ci vuole un po’ tornare! Il Natale incanta anche i più duri di cuore; la magia sprigionata da questo periodo vorremmo portarla con noi tutto l’anno.

Non è necessario attendere grandi eventi per scattare ricordi, la cadenza annuale delle feste è un appuntamento fisso che scandisce il tempo che passa, e il Natale, con la sua atmosfera unica, può essere l’occasione ideale per uno shooting. Sicuramente vi è già successo di esclamare “Quanto siamo cambiati!” oppure “Quanto è cresciuto il nostro piccolo!” guardando le foto di un po’ di tempo fa, vero?

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L’album, la forma del reportage.

L’album fotografico del matrimonio è da sempre riconosciuto come l’oggetto che lo rappresenta di più, la testimonianza tangibile di ciò che è stato cinque, dieci o venti anni fa.
Rimasto circa lo stesso fino agli anni 2000 è cominciato a mutare verso qualcosa di più leggero, ma capace di contenere più scatti e quindi raccontare meglio la favola.

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Engagement shooting

Che cosa è? La traduzione letterale della parola Engagement si riferisce al fidanzamento, nel senso anglosassone del termine, cioè la richiesta di convolare a nozze. Ma, ad oggi, si può dire che l’engagement shooting racchiuda ogni genere di servizio fotografico di coppia, non necessariamente legato ai couple goals.

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+ Luciano De Crescenzo fotografo

Insoliti reporter – La Napoli di Luciano De Crescenzo

La prima e fondamentale dotazione di un fotoreporter è la connessione tra l’occhio e l’area critica del proprio cervello. Vedere (non guardare) ciò che lo circonda, avere la capacità di interpretarlo nei suoi significati. Un’attenzione ai dettagli che non solo i fotografi professionisti possiedono.

Luciano De Crescenzo ne è un esempio. Ambasciatore nel mondo della cultura napoletana, può essere definito il teorico principale della filosofia partenopea, materia dalle origini varie e storicamente radicate, in cui si fatica a scindere superstizione e religione. Sono un classico gli episodi di vita vissuta da lui raccontati un po’ in maniera comica e un po’ analitica, vere e proprie lezioni di napoletanità in cui non lascia nulla di indefinito, conoscendo tutti i perché più segreti del lifestyle del capoluogo campano. Si, nonostante la sua dipartita, mi viene istintivo scrivere coniugando i verbi al presente, perchè ancora centinaia di persone, attraverso libri, film e documentari in cui spiega la mitologia greca con la leggerezza di una fiaba della buonanotte, ancora oggi imparano qualcosa grazie a Luciano, e lo fanno sempre con il sorriso.

Ogni espressione, gesto apotropaico e usanza a Napoli non è data dal caso, ma da profondissime radici, le stesse che ancora tengono in piedi una città che sembra sempre sull’orlo del collasso, ma che in realtà deve tutto al suo fascino decadente ed alla sua popolazione così contraddittoria e conservatrice, che però spicca in spirito di adattamento ed indolenza.

Conosciamo De Crescenzo come l’ex ingegnere della IBM, lo scrittore, colto e studioso, l’ attore e lo showman. Pochi conoscono il suo talento nel reportage fotografico

“Napoli per me non è la città di Napoli ma solo una componente dell’animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no. A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana”

Dagli anni ‘60 usava girare per i vicoli di Napoli con in mano la sua Nikon e immortalare scorci di vita vissuta, reale, verace. Le immagini risultanti parlano di uomini e donne intenti nelle loro affari durante una quotidianità che ad un occhio forestiero lascia scappare un sorriso ed incuriosisce. Lo spirito di Napoli, pur essendo un soggetto astratto, trova la sua concretezza negli atteggiamenti disinvolti di persone che svolgo attività illecite o poco ortodosse con nonchalance, di chi assume posture e pose rilassate per strada come fosse a casa, e in quelli dei bambini con lo sguardo furbo di chi ha già capito che dovrà cavarsela da solo.

Si passeggia per Spaccanapoli con De Crescenzo e ci si ritrova a tu per tu con dei becchini che reggono una bara pasteggiando un panino, in vicoli in cui si accatasta merce sotto edicole votive, oppure seduti insieme a un anziano signore con la fisarmonica, cercando un po’ d’ombra, incorniciati dalle inconfondibili bugne della facciata della Chiesa del Gesù.

La vita a Napoli è per strada, spazio in cui, come su di un palco, ognuno cerca strenuamente di farsi notare e comunicare la propria personalità. Al nostro filosofo non resta che il compito di scattare.

Elemento dominante delle sue fotografie sono i cartelli, rigorosamente handmade o caricati da espressioni dialettali, spesso costituiscono il fulcro stesso dell’immagine; come delle vere e proprie didascalie, identificano i personaggi, inquadrano i loro caratteri, rievocano il suono del pensiero dei cittadini, ed è impossibile non leggerli col loro accento cantilenante.

Sono avvisi che suonano come avvertimenti e pubblicità ingannevoli di merci e “servizi” che raramente si potrebbero ritrovare altrove, tutto scritto a caratteri cubitali, in un italiano piegato a concetti inequivocabilmente napoletani, pregni dell’orgoglio di appartenenza giustificato da esistenziale ironia.

Racconta De Crescenzo durante un’intervista:

“La scrittura non è stata la mia prima passione… Prima di ricorrere alle parole, la Napoli dei quartieri, quella dei panni stesi al sole, dei numeri al Lotto, dei misteri, l’ho raccontata con la macchina fotografica. Il primo problema che mi ritrovai ad affrontare era come fotografare le persone senza bisticciare. Di solito fingevo di essere uno straniero, e per la precisione un tedesco. I napoletani sono da sempre gentili con i turisti, infatti mi lasciavano fare, senza opporre resistenza. Anzi, a volte si mettevano anche in posa. Alcuni scatti però, preferivo rubarli.”

Come Degas, quindi, il Professor Bellavista preferisce fornirci la visuale di chi guarda dal buco della serratura ciò che accade, come fosse una mosca, per non inficiare l’autenticità di gesti ed espressioni di quel che per lui è il più grande patrimonio della città, i napoletani.

I pochi scatti in notturna e quelli col sole a picco evidenziano la sua reale capacità tecnica, nella scelta della pellicola, nella gestione istintiva di diaframma e tempi, parametri che non è affatto scontato saper dosare nella fotografia analogica.

Non trovo miglior modo di chiudere questo articolo che questa ultima citazione, in cui, sul giornale Il Mattino, De Crescenzo stesso riporta un dialogo tra se e sua figlia, in cui, col suo fare teatrale non dissimile da quello dei suoi concittadini, finge di non riconoscere le sue vecchie foto ritrovate in studio durante dei lavori: uno spaccato della sua vita familiare e un tuffo nella loro intimità.

L: «Paola, vieni a vedere come sono belle queste foto! Ma chi l’ha fatte?»

P: «Ho capito, oggi hai deciso di prendermi in giro. Chi può averle fatte se non tu!»

L: «Ora che mi ci fai pensare, forse fanno parte di quella serie di foto su Napoli che ho scattato negli anni Sessanta.»

P: «Io ero ancora una bambina, e tu di tanto in tanto mi portavi con te in giro per i vicoli a fare foto. Ricordo ancora con stupore l’ospitalità degli abitanti dei bassi. Ogni occasione era buona per invitarci a entrare in casa. Ah, quanti caffè per te e quante caramelle per me! Bei ricordi…»

L: «Davvero?»

P: «Dài papà, smettila di fare lo ’nzallanuto! Non ricordi nemmeno che a fine giornata mi portavi in camera oscura per svilupparle? Eri capace di trascorrere ore sulla stampa di una foto. Una noia mortale!»

L: «Certo che lo ricordo. E chi potrebbe dimenticare le tue lagne! Dài, fermati un attimo, e vieni qui vicino a me. Lo vedi com’era bella la nostra città? Paolé, sient’ a me, ogni luogo del mondo avrebbe bisogno di un po’ di Napoli, perché Napoli non è una semplice città, ma uno stato d’animo!»

P: «Sono assolutamente d’accordo con te! Anzi, sai cosa ti dico, visto che ho capito che ti vuoi intalliare, senti a me: goditi le foto mentre io metto a posto questa montagna di “stati d’animo” che è sul tavolo, che se aspetto a te… facciamo notte!»

https://www.ilmattino.it/cultura/libri/cosi_scatto_bellavista_la_napoli_mia_di_de_crescenzo_e_uno_stato_d_animo-3336921.html
https://www.ilasmagazine.com/2019/07/29/luciano-de-crescenzo-mostra-museum/

Adriana Cannaò – @a.criticona

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Quarantena/Liberazione

Avremmo potuto intitolare questo articolo pure “Quella pizza della quarantena”. Ma che forma ha avuto davvero l’isolamento in Casa/Studio18?
Durante l’emergenza sanitaria mondiale siamo rimasti un po’ in silenzio.
Ci siamo sentiti perduti, sia umanamente che come professionisti, poi, come tutti abbiamo reagito al distanziamento sociale e al #iorestoacasa.

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La Cascata

D’estate noi non andiamo mai al mare, piuttosto andiamo nei boschi.
A pochi chilometri da casa ne abbiamo uno, è fitto, impervio, ci vogliono i piedi buoni e la fantasia di seguire il sentiero nascosto dalle felci.
Il sentiero per una cascata di cui sento parlare da sempre: la cascata di San Filippo

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Siamo Orgogliosi

Liberate l’amore oppure liberatevene per sempre.
Jim Morrison

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